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PROGETTI PER LA VITA AUTONOMA: RITARDO GIUNTA REGIONALE INACCETTABILE

Lo scorso luglio, su sollecitazione di alcuni cittadini viterbesi aderenti al progetto “Associazione per la vita autonoma”, ho depositato un’interrogazione al Ministro della salute Lorenzin. Con questo atto mi sono fatto portavoce della loro richiesta di aiuto a seguito dell’azzeramento degli stanziamenti pubblici previsti per il progetto.

Questo piano nasce nel lontano 1979 con la denominazione “Associazione case-famiglia” e aveva il duplice scopo di permettere il reinserimento dei cittadini disabili nella società, altrimenti confinati all’isolamento negli istituti, permettendo quindi il superamento del disagio a esso collegato, nonché la riduzione dei costi di queste strutture.

Ad esempio, nella nostra provincia, negli anni ’70, erano stati inseriti nel progetto diversi disabili ricoverati a Villa Immacolata, che consentì un’importante riduzione dei costi di gestione dell’ente quindi alla sanità regionale, da 300 mila lire al giorno a sole 40 mila lire, corrispondenti ad oggi a circa 700 euro al mese.

Purtroppo a seguito del passaggio di competenze sul progetto “Associazione per la vita autonoma” dalla Regione alle amministrazioni comunali, gli stanziamenti previsti sono stati azzerati, gettando nel disagio più totale decine di Cittadini disabili.

Nella risposta del Ministro, giunta lo scorso 12 ottobre per bocca del sottosegretario Biondelli, si dichiara a chiare lettere come la responsabilità sia in capo alla Regione Lazio, e che in base all’attuale normativa, non potrà più dare continuità al progetto con le pregresse modalità gestionali. Inoltre, con la L.R. n.12 del 2016, è previsto un fondo speciale per i comuni finalizzato al sostegno del reddito di persone che abbiano fruito di specifici progetti volti al raggiungimento di “vita indipendente”.

La risposta non ci soddisfa minimamente, vista l’esiguità del fondo e considerato che a oggi, la Giunta della Regione Lazio non ha ancora individuato i criteri e le modalità di erogazione del contributo con un apposito atto amministrativo.

E mentre lo Stato, la Regione e i Comuni si rimpallano le responsabilità, in attesa che siano sciolte le solite “pastoie” burocratiche, una trentina di cittadini viterbesi disabili si sono visti azzerare dall’oggi al domani, un sostegno economico fondamentale per la conduzione di una vita dignitosa e sicura: staremo a vedere quanto tempo dovrà ancora passare affinché i “burocrati” della Regione Lazio emanino l’atto amministrativo, sbloccando questa dolorosa situazione.

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