camera-e-senato
News dal Parlamento Italiano

IL BICAMERALISMO FUNZIONA BENISSIMO, PER CHI CREDE NELLA DEMOCRAZIA

Tra i motivi addotti dai sostenitori della “deforma costituzionale” vi è quello secondo cui l’attuale “bicameralismo perfetto” ritarderebbe l’approvazione delle leggi. Infatti, secondo quanto disposto dall’articolo 70 della Costituzione, la funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camera, con i testi delle PdL (proposte di legge) che possono transitare più volte da un ramo all’altro del Parlamento fino all’approvazione finale dello stesso identico testo (la cosiddetta navetta).

Benché gli “appetiti” di un esecutivo forte si siano manifestati anche nel corso delle scorse legislature, è l’attuale governo Renzi ad aver maggiormente e allegramente bypassato quanto previsto dall’articolo 70, con l’apposizione di decine di questioni di fiducia che hanno permesso ai provvedimenti governativi ti “tirare diritti”, senza alcun dibattito parlamentare. A bene vedere l’abuso della decretazione d’urgenza non ha significato eludere il principio del bicameralismo (cosa impossibile) ma sicuramente è stato un modo per non tenere nel dovuto conto l’importanza e la centralità del Parlamento e della funzione legislativa sua specifica.

Non è un caso che hanno seguito questo iter accelerato le peggiori leggi liberticide e ammazzadiritti, della nostra Repubblica, come la Fornero (che ne richiese otto), la Severino e il Salva Italia (cinque ciascuna), il decreto Sviluppo e la riforma fiscale (quattro).

Ma il Governo Renzi e i partiti dell’attuale maggioranza (Partito Democratico, Nuovo Centrodestra, Unione di Centro, Democrazia Solidale , Scelta Civica, Partito Socialista Italiano, Centro Democratico) si stanno spingendo oltre! Infatti, la legge di modifica costituzionale sulla quale il popolo italiano sarà chiamato a votare il prossimo 4 dicembre, è un DDL di iniziativa governativa dal titolo ingannatore “Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del titolo V della parte II della Costituzione” che disconosce palesemente il principio cardine di ogni modifica della “Carta” sancito dai nostri padri costituenti (Piero Calamandrei in primis), secondo i quali al fine di prevenire pericolose derive autoritarie, l’iniziativa di riforma dovrebbe essere esclusiva del Parlamento e mai del Governo.

Ritornando invece alla questione del presunto rallentamento dell’iter legislativo ad opera del “bicameralismo perfetto”, tralasciando il fatto che in realtà la produzione di leggi in Italia – molto spesso scritte male e perciò generanti numerosi contenziosi -, sia abnorme rispetto quella degli altri Paesi europei e come alcune “leggi marchetta” siano state approvate in tempi più che celeri le Camere hanno dimostrato di saper lavorare assai celermente sui disegni di legge del governo. Dando il via libera, quando si trattava di temi caldi come le imprese o la giustizia, nel giro di un mese e mezzo appena.

A definitiva controprova, si ricorda il DDL “Disposizioni in materia di contrasto ai fenomeni del lavoro nero, dello sfruttamento del lavoro in agricoltura e di riallineamento retributivo nel settore agricolo” recentemente licenziato.

Questo Disegno di Legge è stato approvato dal Senato il 1° agosto 2016 ed è arrivato alla Camera il giorno successivo. Dopo la pausa estiva, il 20 settembre è iniziato l’iter nelle commissioni alla Camera, conclusosi il 13 ottobre 2016, quindi il testo è andato in discussione nell’Aula di Montecitorio dove in due giorni di dibattito parlamentare ha ottenuto, il 18 ottobre 2016, il via definitivo come legge dello Stato, anche con il voto favorevole anche del Movimento 5 Stelle.

Insomma, neanche 60 giorni per la definitiva approvazione. Quindi il tanto vituperato (da Renzi, Boschi e Verdini) “bicameralismo perfetto” ha funzionato a meraviglia, permettendo a tutti gli schieramenti politici di esprimersi su un tema di interesse nazionale e di vitale importanza, concernente i diritti di migliaia di persone e lavoratori. Durante la discussione, il governo e la maggioranza hanno mostrato la volontà politica di portare avanti il provvedimento, mentre le opposizioni sono riuscite a dare il loro contributo in termini sia normativi che di riflessione più ampia sul fenomeno in oggetto, in un serio e costruttivo dibattito nei due rami del Parlamento, secondo lo spirito profuso all’interno della “Carta costituzionale” dai “Padri Costituenti”.

Invece, con la “deforma costituzionale” e la legge elettorale (Italucum) del governo Renzi, pensate e scritte nel nome di una presunta governabilità e in ossequio di un “decisionismo” imposto da altri poteri che non sono sicuramente quelli del “Popolo Sovrano”, si ridurranno notevolmente gli spazi del dibattito parlamentare, quasi sradicando per sempre questo principio dalla Costituzione.

E’ evidente che il rischio per la nostra Democrazia è grande, per questo è necessario che ognuno di noi difenda a spada tratta i valori della nostra Costituzione contro ogni tentativo di stravolgerla da parte di Renzi, Boschi e Verdini, e dai poteri che rappresentano, votando NO al prossimo referendum costituzionale.

Previous Post Next Post